Pirandello conduce una riflessione critica sui problemi dell’uomo e
della società moderna.
La sua visione del mondo è la concezione vitalistica.
Secondo Pirandello, la realtà è concepita come un continuo
“divenire” che si manifesta attraverso la trasformazione delle cose.
La società soffoca l’individuo nella vita privata a pubblica, perché le
apparenze sociali gli impediscono di realizzarsi completamente.
L’immagine che gli altri hanno di noi, non corrisponde all’immagine
che noi abbiamo fidi noi stessi.
Ma anche la nostra stessa immagine muta nel tempo e per questo
risulta inafferrabile.
Pirandello quindi non crede più nel l'autentico sé, il quale non riesce
ad esprimersi.
La critica di Pirandello è rivolta soprattutto alla famiglia, che fino a
Pascoli aveva rappresentato l’unica possibilità di salvezza di fronte
alla malvagità del mondo.
Adesso invece rappresenta una prigione all’interno della quale
l’individuo è costretto a vivere soffocando i propri desideri.
Nel saggio “L’Umorismo” del 1908 Pirandello distingue il comico dal
umoristico.
• Il comico consiste nella constatazione che qualcuno si
comporta in modo contrario a come ci si aspetterebbe da lui.
• L’umorismo è la riflessione sulle ragioni che spingono
qualcuno a violare le regole e le convinzioni sociali.
Il comico genera quasi subito la risata e l’umorismo nasce da una
riflessione che genera a sua volta compassione.