IL PARADIGMA INTERPRETATIVISTA E LA FENOMENOLOGIA SOCIALE
Alfredo Siedl (2022)
Riassunto:
IL PROBLEMA DELLA CONOSCENZA: SCIENZA E SENSO COMUNE
Fin dalle sue origini, la filosofia si è occupata della sfida di mettere in relazione le rappresentazioni mentali con la realtà oggettiva.
Platone postulò l'esistenza di un mondo ideale di essenze incorruttibili, distinguendo tra conoscenza sensibile e conoscenza vera.
Con l'avvento della modernità, il pensiero scientifico ha sviluppato vari metodi, mantenendo una gerarchia del sapere, ma senza
dare valore all'opinione. Sono stati stabiliti approcci come l'empirismo, l'induttivismo, il razionalismo e il falsificazionismo, tutti con
l'obiettivo di cercare una comprensione più profonda della realtà.
Al contrario, nella psicologia sociale, l'opinione, il buon senso e le interazioni sociali sono apprezzati nella formazione della
conoscenza. Autori come Moscovici e Schütz, insieme a Berger e Luckmann, esplorano come vengono costruite le rappresentazioni
sociali e le realtà quotidiane delle persone.
Questo testo si concentra sul paradigma interpretativista, evidenziando i contributi della Fenomenologia sociale di Berger e
Luckmann. Questa corrente analizza le esperienze soggettive al fine di comprendere il significato del fenomeno vissuto,
considerando la comunicazione come la produzione di significato all'interno di un universo simbolico.
Vengono esaminate le caratteristiche e gli antecedenti della fenomenologia sociale, con particolare attenzione al classico libro di
Berger e Luckmann, "La costruzione sociale della realtà". Questo lavoro non solo evidenzia l'importanza di comprendere le
percezioni individuali, ma anche il modo in cui si intrecciano con strutture sociali più ampie.
ETIMOLOGIA DEL TERMINE "FENOMENO"
La parola "fenomeno" deriva dal greco antico phainomenon, che significa "apparire" o "mostrare". Ci riferiamo a entità o cose
come le percepiamo, comprendiamo o immaginiamo. La fenomenologia è lo studio filosofico del mondo così come ci viene
presentato nella coscienza.
Secondo il filosofo Immanuel Kant, l'apparenza dell'oggetto come esperienza della coscienza è chiamata "fenomeno", mentre la
cosa stessa è designata come "noumeno", cioè l'oggetto indipendentemente dalla sua rappresentazione. Non possiamo mai
comprendere la cosa in sé, ma solo ciò che ci viene presentato, ciò che appare alla nostra coscienza.
BACKGROUND FILOSOFICO
Nel 1894, il filosofo Edmund Husserl pubblicò i suoi "Studi psicologici", affrontando il problema della possibilità della conoscenza.
Questi studi esplorano i processi mentali nella percezione degli oggetti, cercando un fondamento diverso dal positivismo
scientifico. Husserl propone una coscienza intenzionale, in cui percepiamo le cose così come le sperimentiamo, sperimentando sia
l'oggetto che le sensazioni che esso provoca in noi. La sua proposta fenomenologica si basa sulle esperienze psichiche,
introducendo concetti come l'esperienza, la consapevolezza intenzionale e l'intuizione. Inizialmente, Husserl chiamò questa
prospettiva "psicologia descrittiva".
IL METODO FENOMENOLOGICO. IL PERCORSO DAL DUBBIO METODICO ALL'EPOJÉ
Successivamente, Husserl si è evoluto da una fenomenologia psicologica a una fenomenologia trascendentale, cercando di scoprire
l'essenza delle cose. Nelle sue "Meditazioni cartesiane" del 1929, Husserl fa riferimento a Cartesio e al suo metodo di riduzione
trascendentale. Husserl introduce il suo metodo fenomenologico: l'epojé, che consiste nel sospendere ciò di cui non siamo certi,
come l'esistenza del mondo, degli altri e della cultura. L'unica cosa che rimane come prova inconfutabile dell'"io" è l'esperienza, la
vita con tutte le sue esperienze pure.
La fenomenologia nella ricerca psicologica è servita a ricordare alla psicologia la natura essenzialmente sociale, storica, spaziale e
corporea dell'individuo. L'applicazione dell'epojé permette di analizzare tutto ciò che viene attribuito ad un oggetto, rivelando sia
le proprie che le altrui ipotesi.
1
Realizzato da MatyBuda
, L'INTERSOGGETTIVITÀ PER HUSSERL
Per Husserl, l'intersoggettività è un'esperienza di coscienza, in cui percepisco l'altro come un "alter ego" che esiste all'interno della
mia esperienza cosciente. Questa nozione viene recuperata come esperienza faccia a faccia, fondamentale per correnti come la
psicologia globale, la psicologia esistenziale e la fenomenologia sociale.
Husserl, come fondatore della fenomenologia, influenzò discepoli di spicco come Alfred Schütz, un sociologo e filosofo austriaco
che introdusse la fenomenologia nelle scienze sociali. Schütz e altri hanno continuato a esplorare l'importanza dell'intersoggettività
e della relazione faccia a faccia nella loro ricerca.
IL PROBLEMA DELLA REALTÀ SOCIALE PER ALFRED SCHÜTZ
L'EPOJÉ DELL'ATTITUDINE NATURALE
Sia Cartesio che Husserl praticano un epojé per accedere al mondo delle essenze, mentre Schütz crede senza dubbio nell'esistenza
del mondo quotidiano. Schütz descrive un epojé naturale, non riflessivo, in cui il dubbio è pragmaticamente sospeso. Questo
atteggiamento è caratterizzato da una consapevolezza della vita e da una forma di spontaneità incentrata sull'esecuzione di azioni
significative. Inoltre, implica un'esperienza del sé come sé totale, una socialità nel mondo intersoggettivo e una prospettiva
temporale che collega gli aspetti biografici con il tempo oggettivo.
IL PROBLEMA DELLA CONOSCENZA. LA DOPPIA ERMENEUTICA: IL MODELLO SCIENTIFICO E IL SENSO COMUNE
Nella sua opera "Il problema della realtà sociale" (2003), Schütz esplora il rapporto tra il senso comune e l'interpretazione
scientifica dell'azione umana. Entrambe sono costruzioni che implicano generalizzazioni, astrazioni e idealizzazioni specifiche per
ogni livello di pensiero. Schütz sostiene che i fatti puri non esistono; sono sempre interpretati. Mentre gli scienziati naturali
determinano i fatti rilevanti per la loro disciplina e li interpretano secondo i loro modelli teorici, gli scienziati sociali si trovano di
fronte a una doppia interpretazione, interna ed esterna, una "doppia ermeneutica". Gli scienziati sociali reinterpretano i fatti
secondo i propri schemi.
L'interpretazione scientifica, secondo Schütz, è di secondo ordine, in quanto deriva da teorie, metodi, linguaggio e categorie di
analisi, mentre, per il senso comune, l'interpretazione delle azioni si riferisce a scopi pragmatici e vitali. Il linguaggio serve come
mezzo per esprimere intenzioni o comprendere le intenzioni degli altri.
METODOLOGIA INTERPRETATIVISTA
Schütz (2003) condivide con Husserl una messa in discussione dell'approccio positivista, che egli considera esterno e oggettivo.
Propone un approccio ai fatti sociali basato sulla comprensione del significato loro attribuito dagli attori sociali. Egli sostiene che le
scienze sociali hanno una struttura unica e non dovrebbero essere semplicemente applicate al metodo delle scienze naturali.
Evidenzia l'importanza di considerare non solo le percezioni sensoriali esterne, ma anche l'esperienza delle persone del pensiero
di buon senso nella loro vita quotidiana. Schütz critica lo schema comportamentista stimolo-risposta, concentrandosi sul significato
soggettivo che le persone danno alle situazioni della loro vita quotidiana, sottolineando che comportamenti apparentemente simili
possono avere significati diversi per l'individuo o addirittura non avere alcun significato.
COMPRENSIONE (VESTEHEN)
La comprensione (verstehen) è una tecnica che ci permette di interpretare le azioni degli attori sociali. Questa tecnica non è
esclusiva degli scienziati sociali, ma viene utilizzata anche dagli individui nella loro vita quotidiana, anche se con un atteggiamento
diverso. Questo è il modo in cui il pensiero del senso comune conosce il mondo socioculturale, in una comprensione ontologica e
non riflessiva. Schütz distingue tra la comprensione come conoscenza del senso comune e come metodo delle scienze sociali,
ispirandosi alla sociologia globale di Max Weber.
Weber ha cercato di comprendere l'azione sociale attraverso l'interpretazione delle sue motivazioni, mentre Schütz sostiene che
tutti noi comprendiamo pragmaticamente il mondo in cui viviamo. Critica lo "scienziato sociale" per aver costruito modelli di attori
sociali senza storia o vita quotidiana, che portano alla creazione di esseri teorici senza la capacità di sbagliare o scegliere.
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Realizzato da MatyBuda
Alfredo Siedl (2022)
Riassunto:
IL PROBLEMA DELLA CONOSCENZA: SCIENZA E SENSO COMUNE
Fin dalle sue origini, la filosofia si è occupata della sfida di mettere in relazione le rappresentazioni mentali con la realtà oggettiva.
Platone postulò l'esistenza di un mondo ideale di essenze incorruttibili, distinguendo tra conoscenza sensibile e conoscenza vera.
Con l'avvento della modernità, il pensiero scientifico ha sviluppato vari metodi, mantenendo una gerarchia del sapere, ma senza
dare valore all'opinione. Sono stati stabiliti approcci come l'empirismo, l'induttivismo, il razionalismo e il falsificazionismo, tutti con
l'obiettivo di cercare una comprensione più profonda della realtà.
Al contrario, nella psicologia sociale, l'opinione, il buon senso e le interazioni sociali sono apprezzati nella formazione della
conoscenza. Autori come Moscovici e Schütz, insieme a Berger e Luckmann, esplorano come vengono costruite le rappresentazioni
sociali e le realtà quotidiane delle persone.
Questo testo si concentra sul paradigma interpretativista, evidenziando i contributi della Fenomenologia sociale di Berger e
Luckmann. Questa corrente analizza le esperienze soggettive al fine di comprendere il significato del fenomeno vissuto,
considerando la comunicazione come la produzione di significato all'interno di un universo simbolico.
Vengono esaminate le caratteristiche e gli antecedenti della fenomenologia sociale, con particolare attenzione al classico libro di
Berger e Luckmann, "La costruzione sociale della realtà". Questo lavoro non solo evidenzia l'importanza di comprendere le
percezioni individuali, ma anche il modo in cui si intrecciano con strutture sociali più ampie.
ETIMOLOGIA DEL TERMINE "FENOMENO"
La parola "fenomeno" deriva dal greco antico phainomenon, che significa "apparire" o "mostrare". Ci riferiamo a entità o cose
come le percepiamo, comprendiamo o immaginiamo. La fenomenologia è lo studio filosofico del mondo così come ci viene
presentato nella coscienza.
Secondo il filosofo Immanuel Kant, l'apparenza dell'oggetto come esperienza della coscienza è chiamata "fenomeno", mentre la
cosa stessa è designata come "noumeno", cioè l'oggetto indipendentemente dalla sua rappresentazione. Non possiamo mai
comprendere la cosa in sé, ma solo ciò che ci viene presentato, ciò che appare alla nostra coscienza.
BACKGROUND FILOSOFICO
Nel 1894, il filosofo Edmund Husserl pubblicò i suoi "Studi psicologici", affrontando il problema della possibilità della conoscenza.
Questi studi esplorano i processi mentali nella percezione degli oggetti, cercando un fondamento diverso dal positivismo
scientifico. Husserl propone una coscienza intenzionale, in cui percepiamo le cose così come le sperimentiamo, sperimentando sia
l'oggetto che le sensazioni che esso provoca in noi. La sua proposta fenomenologica si basa sulle esperienze psichiche,
introducendo concetti come l'esperienza, la consapevolezza intenzionale e l'intuizione. Inizialmente, Husserl chiamò questa
prospettiva "psicologia descrittiva".
IL METODO FENOMENOLOGICO. IL PERCORSO DAL DUBBIO METODICO ALL'EPOJÉ
Successivamente, Husserl si è evoluto da una fenomenologia psicologica a una fenomenologia trascendentale, cercando di scoprire
l'essenza delle cose. Nelle sue "Meditazioni cartesiane" del 1929, Husserl fa riferimento a Cartesio e al suo metodo di riduzione
trascendentale. Husserl introduce il suo metodo fenomenologico: l'epojé, che consiste nel sospendere ciò di cui non siamo certi,
come l'esistenza del mondo, degli altri e della cultura. L'unica cosa che rimane come prova inconfutabile dell'"io" è l'esperienza, la
vita con tutte le sue esperienze pure.
La fenomenologia nella ricerca psicologica è servita a ricordare alla psicologia la natura essenzialmente sociale, storica, spaziale e
corporea dell'individuo. L'applicazione dell'epojé permette di analizzare tutto ciò che viene attribuito ad un oggetto, rivelando sia
le proprie che le altrui ipotesi.
1
Realizzato da MatyBuda
, L'INTERSOGGETTIVITÀ PER HUSSERL
Per Husserl, l'intersoggettività è un'esperienza di coscienza, in cui percepisco l'altro come un "alter ego" che esiste all'interno della
mia esperienza cosciente. Questa nozione viene recuperata come esperienza faccia a faccia, fondamentale per correnti come la
psicologia globale, la psicologia esistenziale e la fenomenologia sociale.
Husserl, come fondatore della fenomenologia, influenzò discepoli di spicco come Alfred Schütz, un sociologo e filosofo austriaco
che introdusse la fenomenologia nelle scienze sociali. Schütz e altri hanno continuato a esplorare l'importanza dell'intersoggettività
e della relazione faccia a faccia nella loro ricerca.
IL PROBLEMA DELLA REALTÀ SOCIALE PER ALFRED SCHÜTZ
L'EPOJÉ DELL'ATTITUDINE NATURALE
Sia Cartesio che Husserl praticano un epojé per accedere al mondo delle essenze, mentre Schütz crede senza dubbio nell'esistenza
del mondo quotidiano. Schütz descrive un epojé naturale, non riflessivo, in cui il dubbio è pragmaticamente sospeso. Questo
atteggiamento è caratterizzato da una consapevolezza della vita e da una forma di spontaneità incentrata sull'esecuzione di azioni
significative. Inoltre, implica un'esperienza del sé come sé totale, una socialità nel mondo intersoggettivo e una prospettiva
temporale che collega gli aspetti biografici con il tempo oggettivo.
IL PROBLEMA DELLA CONOSCENZA. LA DOPPIA ERMENEUTICA: IL MODELLO SCIENTIFICO E IL SENSO COMUNE
Nella sua opera "Il problema della realtà sociale" (2003), Schütz esplora il rapporto tra il senso comune e l'interpretazione
scientifica dell'azione umana. Entrambe sono costruzioni che implicano generalizzazioni, astrazioni e idealizzazioni specifiche per
ogni livello di pensiero. Schütz sostiene che i fatti puri non esistono; sono sempre interpretati. Mentre gli scienziati naturali
determinano i fatti rilevanti per la loro disciplina e li interpretano secondo i loro modelli teorici, gli scienziati sociali si trovano di
fronte a una doppia interpretazione, interna ed esterna, una "doppia ermeneutica". Gli scienziati sociali reinterpretano i fatti
secondo i propri schemi.
L'interpretazione scientifica, secondo Schütz, è di secondo ordine, in quanto deriva da teorie, metodi, linguaggio e categorie di
analisi, mentre, per il senso comune, l'interpretazione delle azioni si riferisce a scopi pragmatici e vitali. Il linguaggio serve come
mezzo per esprimere intenzioni o comprendere le intenzioni degli altri.
METODOLOGIA INTERPRETATIVISTA
Schütz (2003) condivide con Husserl una messa in discussione dell'approccio positivista, che egli considera esterno e oggettivo.
Propone un approccio ai fatti sociali basato sulla comprensione del significato loro attribuito dagli attori sociali. Egli sostiene che le
scienze sociali hanno una struttura unica e non dovrebbero essere semplicemente applicate al metodo delle scienze naturali.
Evidenzia l'importanza di considerare non solo le percezioni sensoriali esterne, ma anche l'esperienza delle persone del pensiero
di buon senso nella loro vita quotidiana. Schütz critica lo schema comportamentista stimolo-risposta, concentrandosi sul significato
soggettivo che le persone danno alle situazioni della loro vita quotidiana, sottolineando che comportamenti apparentemente simili
possono avere significati diversi per l'individuo o addirittura non avere alcun significato.
COMPRENSIONE (VESTEHEN)
La comprensione (verstehen) è una tecnica che ci permette di interpretare le azioni degli attori sociali. Questa tecnica non è
esclusiva degli scienziati sociali, ma viene utilizzata anche dagli individui nella loro vita quotidiana, anche se con un atteggiamento
diverso. Questo è il modo in cui il pensiero del senso comune conosce il mondo socioculturale, in una comprensione ontologica e
non riflessiva. Schütz distingue tra la comprensione come conoscenza del senso comune e come metodo delle scienze sociali,
ispirandosi alla sociologia globale di Max Weber.
Weber ha cercato di comprendere l'azione sociale attraverso l'interpretazione delle sue motivazioni, mentre Schütz sostiene che
tutti noi comprendiamo pragmaticamente il mondo in cui viviamo. Critica lo "scienziato sociale" per aver costruito modelli di attori
sociali senza storia o vita quotidiana, che portano alla creazione di esseri teorici senza la capacità di sbagliare o scegliere.
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Realizzato da MatyBuda