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Summary I totalitarismi - Maturità

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Paragrafi: - Introduzione al termine e alla sua storia ed uso - Comunismo staliniano (Stalin al potere; economia; collettivizzazione forzata; propaganda; apparato poliziesco e repressione politica; azione del Komintern) - Fascismo (istituzione dello Stato; economia; agricoltura; stato sociale fascista; istruzione; comunicazione e miti del fascismo; politica estera; antisemitismo e razzismo; antifascismo) - Nazismo (ideologia; Hitler al potere; repressione; persecuzione degli ebrei; vita dei tedeschi; religione e cultura; politica estera)

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I TOTALITARISMI
“Totalitarismo” nel suo significato etimologico significa "il sistema tendente alla totalità". Il termine è formato
dal latino totus (“intero”) e tre suffissi: -itas usato per formare nomi; questo dà totalitas in latino (totalità);
suffisso -aris usato per formare aggettivi; dà totalitario; -ismum, un suffisso di formazione tardiva che si
riferisce all'idea di appartenenza a un gruppo o a un sistema di pensiero (per designare professioni o
opinioni). In quanto “sistema tendente alla totalità”, il totalitarismo può essere tradotto in “SISTEMA
POLITICO IN CUI TUTTI I POTERI SONO CONCENTRATI IN UN UNICO PARTITO POLITICO". Un totalitarismo,
infatti, si distingue dalle dittature tradizionali per il controllo totale (anche privato, non solo politico) della
società e per la volontà di creare un homo novus.
Storicamente il termine è stato creato per indicare la dottrina politica del fascismo italiano e,
successivamente, del nazismo tedesco e del comunismo staliniano. Simona Forti attribuisce la
primogenitura del termine a GIOVANNI AMENDOLA, il quale lo usò a partire da un articolo del 1923 sulle
pagine del quotidiano Il Mondo. In esse Amendola definì il sistema totalitario come “premessa del dominio
assoluto e dello spadroneggiamento completo ed incontrollato nel campo della vita politica ed
amministrativa”. Su La Rivoluzione Liberale, nel 1924, DON LUIGI STURZO commentò la “nuova concezione
di Stato-partito” come causa di una “trasformazione totalitaria di ogni e qualsiasi forza morale, culturale,
politica e religiosa”, mentre LELIO BASSO ebbe a dire che “il totalitarismo fascista ha posto tutti i suoi
principi: soppressione di ogni contrasto per il bene superiore della Nazione identificata con lo Stato, il quale
si identifica a sua volta con gli uomini che detengono il potere”. GIOVANNI GENTILE menzionò il
totalitarismo nell’Enciclopedia Italiana, in cui affermò che “per il fascista tutto è nello Stato e nulla di umano
e spirituale esiste e tantomeno ha valore fuori dallo Stato. In tal senso il fascismo è totalitario”. Il termine fu
utilizzato in generale nel 1929 per definire un tipo di REGIME CHE SI PONE L’OBIETTIVO DI ACQUISTARE
UN CONTROLLO TOTALE SULLO STATO E SUI CITTADINI.
I regimi totalitari del Novecento, fascismo, nazismo e comunismo, furono da subito soggetto di discussione:
per esempio, secondo alcuni il fascismo fu una dittatura “imperfetta” (Hanna Arendt definì il fascismo un
vero e proprio “totalitarismo incompiuto”: questo perché, a differenza del movimento tedesco, esso non
aveva tutti i caratteri fondamentali di un totalitarismo, quali razzismo, terrore, campi di sterminio, guerra,
controllo totale della società), o per altri il comunismo non fu una dittatura come fascismo o nazismo.
Nonostante ciò, possiamo individuare quello che FRIEDRICH e BRZEZINSKJ chiamano “COMPLESSO DI
PECULIARITÀ INTERDIPENDENTI”, (LE CARATTERISTICHE GENERALI DELLA DITTATURA TOTALITARIA), cioè
dei caratteri generali che contraddistinguono tutti i totalitarismi:

un’IDEOLOGIA elaborata, basata sul rifiuto radicale della società esistente e sulla conquista del
mondo a vantaggio di una nuova società. Essa rilegge il mondo, la realtà e la storia attraverso i suoi
criteri ed è alla base dell’educazione di quello che sarà l’“uomo nuovo”. I totalitarismi hanno da un
certo punto di vista un aspetto “rivoluzionario”, perché vogliono una palingenesi, cioè creare un
modello di società perfetta a partire dall’educazione (alla fine della Seconda guerra mondiale,
insieme ad Hitler si suicideranno i suoi collaboratori e costringeranno anche i figli a farlo: i bambini
non possono vivere se non nel “perfetto regime nazista”)
un PARTITO DI MASSA unico con a capo un LEADER, il dittatore, composto solo da una
percentuale relativamente piccola della popolazione (circa il 10%), con un forte nucleo
ciecamente e passionalmente devoto al partito alla figura del dittatore. Il capo è un dittatore
CARISMATICO, una FIGURA SACRA che sta al di sopra degli altri, che costruisce un CULTO DELLA
PROPRIA PERSONA attraverso un’idolatria carismatica. Freud (e tanti altri), nell’opera Psicologia
delle masse e analisi dell’Io, si interroga sul rapporto tra masse e capo: come ha fatto un popolo
intero a seguire in modo così acritico e irrazionale un capo?;
un SISTEMA DEL TERRORE, sia fisico che psichico, realizzato attraverso i controllo della POLIZIA,
anche SEGRETA; esso sfrutta sistematicamente la scienza moderna e attacca parti specifiche della
società sulla base di queste. C’è un sistema organizzato di repressione (v. caso della Rosa Bianca
nel 1943);
il MONOPOLIO DI TUTTI I MEZZI DI COMUNICAZIONE, cioè i mezzi propagandistici dei massa,
come le radio, i giornali, i cinema… I dittatori capiscono l’esigenza delle masse (nazionalizzazione
delle masse, J. Mosse) di far parte della politica in modo attivo e ne approfittano. Le MASSE sono

, quindi COSTANTEMENTE MOBILITATE attraverso manifestazioni e coreografie, organizzate dai
ministri della Propaganda, e attività del tempo libero (Balilla, Giovani hitleriani…);
il MONOPOLIO DI TUTTI GLI STRUMENTI DI LOTTA ARMATA (questa si ritrova anche nei sistemi
costituzionali);
il CONTROLLO CENTRALIZZATO DELL’ECONOMIA (questa si ritrova anche nella Gran Bretagna
laburista) e la BUROCRATIZZAZIONE (eccessivo peso delle procedure amministrative e della
burocrazia).

Bisogna inoltre aggiungere la MANIPOLAZIONE E CANCELLAZIONE DELLA MEMORIA STORICA, quella
che non collima con l’ideologia.
Hanna ARENDT, ne LE ORIGINE DEL TOTALITARISMO (1951), analizza questo fenomeno. L’opera venne
criticata a causa della scandalosa equazione fra nazismo e stalinismo; oggi l’opera rientra fra le cosiddette
“interpretazioni classiche del totalitarismo”. In questo testo, come in tutta la sua produzione, vi è un
inestricabile intreccio fra filosofia e politica. Il totalitarismo rappresenta, da una parte, l’irrompere del
radicalmente nuovo, dall’altra il punto culminante dell’epoca moderna. Sullo sfondo della disgregazione
dello Stato nazionale e dell’affermarsi della società di massa viene ricostruito lo sviluppo
dell’ANTISEMITISMO (prima parte del libro) con un approfondimento dell’affaire Dreyfus, e
dell’IMPERIALISMO (seconda parte del libro). Nella terza parte dell’opera si elabora uno schema generale
(una sorta di ideal-tipo) del regime totalitario, con esclusivo riferimento al nazismo e allo stalinismo. I regimi
totalitari mirano a MODIFICARE LA REALTÀ PER RICREARLA SECONDO GLI ASSUNTI DELL’IDEOLOGIA; il
loro potere si instaura attraverso il BINOMIO IDEOLOGIA-TERRORE. Il terrore è esercitato attraverso la
polizia segreta, che con il suo continuo spionaggio, pervade la società e la persona umana fin nella sua
intimità, attraverso i campi di concentramento e di sterminio, il partito unico e il capo supremo. La volontà
del capo è l’unica legge del partito e il potere è distribuito in modo gerarchico, secondo il grado di
maggiore o minore prossimità al capo. Il cuore del funzionamento totalitario è il campo di sterminio in cui si
vuole sperimentare l’assunto secondo cui tutto è possibile; è il luogo in cui si mette in opera la
modificazione della realtà umana: l’ESSERE UMANO annientato prima come persona giuridica, poi come
persona morale ed infine come individualità unica e singolare, viene RIDOTTO AD UN FASCIO DI
REAZIONI ANIMALI, che cancellano ogni traccia di spontaneità e libertà. Il totalitarismo riesce ad
“ELIMINARE GLI INDIVIDUI PER LA SPECIE, SACRIFICARE LE PARTI AL TUTTO”; così gli uomini perdono
quell’imprevedibilità e quella differenza che sono la conseguenza della libertà e del fatto che “GLI
UOMINI E NON L’UOMO ABITANO LA TERRA” (affermazione presente in quasi tutte le opere della Arendt).
La filosofia stessa avrebbe rimosso questa verità, ostinandosi, fin dall’inizio, sull’astrazione “uomo”. La
condizione degli individui è quella dell’isolamento totale nella sfera politica e dell’estraniazione nei rapporti
sociali. Il regime totalitario deve la sua vita alla distruzione della vita politica democratica, ottenuta
diffondendo terrore e sospetto tra gli individui (non più cittadini) isolati. In questo non si distingue dalle
dittature tradizionali, ma a ciò il regime totalitario aggiunge la DISTRUZIONE DELLA VITA PRIVATA DELLE
PERSONE, tagliando ogni radice sociale e rendendole tra loro nemiche. Proprio perché nato sullo sfondo
della società di massa con i suoi individui atomizzati, ove il conformismo sociale è una minaccia costante
alla libertà politica, il totalitarismo può essere concepito come una potenzialità e un costante pericolo,
anche dopo la scomparsa delle sue forme storiche del Novecento (nazismo e stalinismo): “esso ci resterà
probabilmente alle costole per l’avvenire”.
La differenza principale fra la ricerca di Hanna Arendt e quella di Friedrich e Brzezinskj è l’enfasi che la
Arendt pone sulla condizione di isolamento degli individui nella società di massa, ove il conformismo sociale
rappresenta una minaccia costante alla libertà politica.

Document information

School year
5
Uploaded on
March 24, 2024
Number of pages
11
Written in
2021/2022
Type
Summary
$5.73

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